Minorenni e gioco, è tutto sotto controllo?

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Uno studente su due, per la precisione un milione e 240 mila, ossia il 49%, ha giocato almeno una volta. E questo è un dato abbastanza in calo. Ecco quanto è emerso dalla terza edizione dell’Osservatorio Nomisma“Young Millenials Monitor - Giovani & Gioco d’azzardo”, realizzato in collaborazione con l' Università di Bologna e pubblicata recentemente sul sito specializzato Gamingreport.com. Dunque la quota di giovani giocatori diminuisce leggermente. Ad aumentare però è il numero dei cosiddetti frequent players, cioè di coloro che si dedicano al gioco almeno una volta alla settimana o anche più spesso, che passano dal 10 al 17%. I giocatori definibili come problematici si fermano invece, su scala nazionale, al 5%. Le cifre sono abbastanza contenute, ma non vanno comunque prese sottogamba e sottovalutate. Anche perché ben il 47% dei minorenni ha avuto almeno un’occasione di gioco. Insomma, la rete di protezione e di prevenzione non è efficace al 100%. Un problema da affrontare.

Ciò che emerge rispetto all'indagine precedente è che è venuto meno o è comunque diminuito l'interesse per i giochi cosiddetti tradizionali, come, per esempio, Superenalotto e Lotto. Ad andare forte sono invece l'online e quelli a tema sportivo. A guidare la classifica sono però i Gratta & Vinci (sperimentati dal 35% degli studenti dai 14 ai 19 anni nel 2015), seguiti dalle scommesse sportive in agenzia (23%) e da quelle online (13%). Chiudono la classifica i concorsi a pronostico a base sportiva gli apparecchi da intrattenimento. Ciò che colpisce però è l'approccio, che può essere definito piuttosto equilibrato e razionale. Ciò è testimoniato dal fatto che oltre il 70%, spende in media, a settimana, una cifra. Tra gli elementi indicati come primo approccio al gioco vi sono: il divertimento, per il 18% dei ragazzi, il giocare di familiari o amici (11%), la speranze di vincere dei soldi (11%). Il 27% dei giovani coinvolti, ha giocato ad una o due tipologie di gioco nel corso del 2016; l’11% ne ha provati almeno 3 o 4 e l’11% si è dedicato ad almeno cinque tipologie di giochi. Insomma, dati che confermano un successo non indifferente.

Ciò che invece viene confermato rispetto all'edizione precedente è il fatto che l'interesse nei confronti del gioco risente anche del tipo di scuola frequentata: i licei hanno una quota molto più bassa di giocatori (42%) rispetto agli istituti tecnici (58%) e a quelli professionali (52%). La propensione aumenta, com'è normale che sia, nelle famiglie in cui vi è un’abitudine al gioco (64% contro il 9% delle famiglie non giocatrici). Tra i motivi della propensione al gioco rientra anche il rendimento scolastico e le capacità in alcune materie piuttosto che in altre: emerge che presenta una minore propensione chi ha maggiori competenze probabilistiche, mentre presenta una più alta propensione chi ha un rendimento insufficiente in matematica. Un’ulteriore connessione riguarda giochi e stili di consumo: il numero di giocatori aumenta in caso di consumo di energy-drink (63%), superalcolici (60%), sigarette (57%). Tanti legami e tante spiegazioni. Ma il gambling trai i giovani è diffuso eccome. Inutile negarlo e non tenerlo in considerazione.

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