Trivellazioni: Un mese al referendum fantasma

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Nessuno ne parla: riguarda la proroga delle concessioni delle trivelle in mare. Intanto in provincia si forma un comitato No-Triv
Possiamo chiamarlo il referendum fantasma. Il 17 aprile, giusto tra un mese, saremo chiamati ad andare alle urne, e quanti di noi sanno per quale motivo? I fautori del referendum, per garantire un'ampia partecipazione e quindi il raggiungimento del quorum, avevano chiesto l'istituzione dell'election day, che unificasse le elezioni amministrative di primavera al referendum, ma senza esito. Il referendum presenta un unico quesito, sul tema delle trivelle. E' la prima volta nella storia repubblicana che un referendum viene proposto dalle Regioni (ben 9 le firmatarie). Si decide se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. I promotori vogliono abrogare il diritto a chi ha già ottenuto l concessione per estrarre idrocarburi entro 12 km dalla costa di ottenere il rinnovo della concessione stessa fino ad esaurimento del giacimento. Va detto che già oggi la legge stabilisce che le attività sono proibite entro le 12 miglia marine, ma che gli impianti già esistenti possono proseguire la loro attività sino alla scadenza della concessione. Dunque va sottolineato subito che, anche se fosse bocciato il referendum, la libertà di estrarre potrà essere data solo a chi ha attività in essere. Complessivamente dunque la consultazione riguarda solo 21 concessioni, tre sole nel nord: una in Veneto e due in Romagna. Gran parte delle estrazioni in mare avvengono infatti a distanza superiore dalla costa. Dovesse prevalere il sì (ovviamente col 50% degli aventi diritto al voto che si reca alle urne), questi 21 concessionari dovranno dismettere gli impianti a mano a mano che scadranno le concessioni, il che avverrà in gran parte nell'arco dei prossimi 10 anni. Dunque le future trivellazioni sulla terraferma (così come quelle al largo in mare) non sono interessate direttamente dal referendum. L'eventualità di disastri ambientali in un ambiente chiuso come il Mediterraneo è uno dei motivi che spinge chi è a favore del sì. Ma nessuno nega che i promotori intendono dare un preciso messaggio politico, di opposizione allo sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggiore utilizzo di fonti energetiche alternative. Anche chi è per il no si appella all'inquinamento: se liItalia rinunciasse alla già piccola parte di produzione autonoma di gas, dovrebbe importarlo, con conseguente aumento di transito delle petroliere. Ma ciò che si teme di più sono le ripercussioni sull'occupazione: nel settore lavorano decine di migliaia di persone.

E' per questo che pochi giorni fa ha fatto discutere la posizione antireferendaria della segreteria nazionali dei chimici della Cgil. Alla base della posizione, la necessità di difendere i posti di lavoro e il timore che un'escalation della crisi libica porti a una maggiore necessità di auto-approvvigionamento. Il nostro territorio dunque non è direttamente interessato alla questione, ma di trivelle qui si parla eccome. Come noto gran parte del Casalasco è interessato da una nuova richiesta di trivellazione. Per opporsi, mercoledì è stato formato il Comitato Casalasco Piadenese “Vota sì per fermare le trivelle”. E’ avvenuto presso il Centro Primavera di Casalmaggiore, alla presenza di una cinquantina di persone e grazie ad una trentina di firme apposte sull’atto costitutivo: autografi giunti sia a titolo personale, che in rappresentanza di associazioni culturali o politiche presenti nel Casalasco. Nel complesso l’appoggio ufficiale, previa firma, è arrivato da Circolo Rive Gauche Casalmaggiore, Gruppo Persona Ambiente, Acli Casalmaggiore, Arcibassa Gussola, Associazione Amici dell’Ambiente di Sabbioneta, Coordinamento Comitato contro le Autostrade, Circolo Sel Gussola, Isde Cremona – Medici per l’Ambiente, ma non sono mancati sostenitori di varie forze politiche locali come, oltre alla già citata Rive Gauche, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Listone di Casalmaggiore. I relatori erano Cesare Vacchelli ed Ezio Corradi, che hanno toccato vari temi in un’assemblea durata oltre due ore. Dopo la lettura dell’atto costitutivo, infatti, uno dei punti più interessanti è stata la sottolineatura della valenza politica del referendum: «Non si tratta solo di dire sì o no ai quesiti – è stato specificato – ma di lanciare un messaggio a Roma: il nostro Governo a Parigi, alla Conferenza per il Clima, ha sostenuto l’impegno con 190 altri paesi del mondo di abbandonare le fonti fossili. Poi però una volta rientrati in Italia ha fatto scelte opposte, come lo Sblocca Italia e, appunto, la decisione di trivellare fino a 12 miglia dalla costa». Bloccare le trivellazioni in mare non significa dunque bloccare le richieste di trivellazione nel Casalasco, dove il mare non c’è, ma dire sì al referendum sarebbe un modo per lanciare un messaggio forte anche dal territorio. «Purtroppo la scelta del 17 aprile come data del referendum è infelice – è stato evidenziato – perché sarebbe bastato inserire tutto nell’unico election day di giugno, per facilitare una maggiore affluenza e dunque il raggiungimento del quorum. Non solo: un sondaggio Svg di 15 giorni fa precisa che il 40% della popolazione italiana non sa nulla del referendum e un altro 40% è poco informato della questione. Il dato positivo è che il 78% di chi andrà a votare ha dichiarato che barrerà il “sì”, ma potrebbe non bastare». Da qui l’idea di costituire un comitato che faccia informazione su tutti e venti i comuni Casalaschi. «La riunione del Centro Primavera – spiega Vacchelli – è stata anche organizzativa: abbiamo cioè studiato una prima bozza del lavoro, con le varie iniziative, che vanno dai banchetti al mercato settimanale, al volantinaggi, ai flash-mob, a comizi e serate informative. Due, che riguardano il rischio di trivellazione legato al “progetto Gussola”, sono già state organizzate il 21 marzo a Sabbioneta con Sel e l’amministrazione comunale e il 31 marzo a Rivarolo del Re».


dalla redazione de Il Piccolo

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