Tagli alla sanità, le Regioni allo stremo

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Va ripensato il rapporto tra lo Stato e gli enti locali. Dal federalismo monco all’ultimo scontro sulle risorse destinate dalla legge di stabilità.
Ma che razza di autonomia dà questo federalismo all’italiana? A rialzare la criticità tra i vari livelli dello Stato è la discussione sulla dotazione del fondo sanitario nazionale, che prevede, nella legge di stabilità del governo, 111 miliardi per il 2016. Proprio ieri è arrivato al Consiglio dei ministri il decreto salva-regioni. Ma è proprio necessario che sia lo Stato a salvare le regioni? Perché regioni nelle quali lo spreco non è consuetudine (o comunque più efficienti) devono versare gran parte delle imposte allo stato e poi andare a bussare per riprendere una parte della somma come fosse beneficenza? Quel che è stato spacciato per federalismo sembra più la decisione al centro di trattenere più risorse per ovviare al livello allarmante del debito pubblico e, in cambio, consentire agli enti locali di coprire il buco attraverso nuove tasse. Il risultato è stato: da un lato risorse in meno per gli enti locali ridotti con bilanci rosso vivo (la sanità da sola copre l’80% del bilancio delle regioni), dall’altra la gente arrabbiata soprattutto con gli stessi enti locali perché ovviamente le nuove tasse sono quelle più difficili da digerire. Ovviamente a rasserenare il clima non hanno provveduto gli scandali esplosi a qualsiasi livello amministrativo.

Anche stavolta assistiamo a tagli agli enti locali, già in ginocchio e alle prese con la cancellazione dell’Imu sulla prima casa. Le compensazioni? Vedremo. Intanto le province si avviano verso l’estinzione, i comuni sono costretti ad unirsi per respirare ma chissà come e quando, e le regioni... 5 sono commissariate e altre 3 hanno vincoli rigidissimi di bilancio per il deficit elevato. Di queste 8, una si trova al nord, ed è il Piemonte del presidente Chiamparino (e smettiamola di chiamarli governatori, quelli Usa hanno ben altre prerogative), che per protestare contro la finanziaria si è dimesso dalla presidenza della Conferenza Stato-Regioni. Proprio Chiamparino (Pd come Renzi) ha lanciato l’allarme sulla sanità in un’audizione al Senato. Mercoledì Renzi ha incontrato le Regioni, annunciando di non poterne più degli sprechi regionali e dicendo che non si può sempre scaricare i problemi sugli italiani. Spiazzante. Intanto che fine fanno i costi standard? Sarebbe giusto considerare gli scostamenti dai costi effettivi e inserire finalmente qualche elemento premiante per chi persegue una gestione migliore della cosa pubblica. E invece arriva puntuale il ricorso ai tagli lineare con buona pace per chi si era dimostrato “previdente”, che aggiunge così al taglio la beffa. Ad esempio il calcolo delle inefficienze delle Regioni (calcolato dall’Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat) vede la spesa pro capite della Lombardia come la più bassa in assoluto, e la nostra è l’unica regione con eccesso di spesa pro capite pari a zero, mentre la media nazionale sfiora i 1500 euro all’anno.

Drammatico lo squilibrio nelle regioni a statuto speciale, sia a nord che a sud. Ma hanno ancora senso gli statuti speciali nell’Europa unita? Ma questo è un altro capitolo. L’adozione del criterio di responsabilità, con premio al diligente e non allo sprecone, è auspicabile, ma le resistenze sono dure a morire, come abbiamo analizzato recentemente nel caso dei premi delle polizze auto, che alcuni province penalizzate vorrebbero mischiare nel calderone nazionale, facendo pagare a tutti i comportamenti deplorevoli di qualcuno. La prossimità tra chi ha comportamenti scorretti e chi ne sopporta le conseguenze è un buon criterio per aumentare, o almeno aiutare, il senso civico. A sottolineare la necessità di garantire maggiore autonomia agli enti locali una volta era soprattutto la Lega Nord, che ha avuto il merito di portare nell’agenda politica la questione. Oggi però il movimento di Salvini sembra aver puntato su altri temi, in primis l’opposizione all’ingresso in Italia dei clandestini. Temi che pagano in termini elettorali, a scapito di una partita come quella delle autonomie che era stato il cavallo di battaglia.

dalla redazione de Il Piccolo

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