Imu sui campi, «tassa ingiusta e iniqua»

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Arriva la tassa sui campi, anche non coltivati, senza eccezione neppure per chi è stato vittima di calamità naturali. Difficoltà anche per le amministrazioni.
Gli agricoltori esprimono forti preoccupazioni sull’impatto che avrà sulla loro attività futura il decreto legge del governo sull'Imu agricola. Si tratta di centinaia, per alcuni addirittura migliaia di euro. Aggrava la situazione anche il fatto che tale imposta non riguarderà soltanto i campi coltivati, ma anche su quelli lasciati incolti, e che quindi non producono alcun reddito. E non sono stati accolti gli emendamenti in cui si chiedeva al governo almeno di ritardare i pagamenti, previsti per il 31 di marzo. «E' un grave errore che si ripercuoterà con effetti pesanti nei confronti di un settore dell'economia nazionale che deve svolgere un ruolo importante nell'uscita dalla crisi economica del Paese» ha commentato Franco Bordo, deputato di Sel, che in queste settimane, con la sua rappresentanza parlamentare ha contrastato la scelta governativa. «I nostri emendamenti sono stati tutti respinti dalla maggioranza. L'unica speranza che abbiamo, a lungo termine, sta nell'approvazione di alcuni ordini del giorno collaterali, che comportano l'impegno a valutare, per il 2016, una modifica di questa imposizione fiscale». Intanto, quest'anno bisogna pagare. Perché? Per finanziare gli 80 euro che Renzi ha dato agli italiani in busta paga, dice Bordo. «Alla faccia delle promesse di non incrementare le tasse per coprire la spesa. Peraltro questa tassazione coprirà solo 1/3 delle erogazioni». Secondo Bordo, ancora più iniquo è il fatto che questa tassa non colpisca la rendita da patrimonio, ma beni che producono lavoro.

«Oggi un modo concreto per sostenere il mondo dell’agricoltura professionale e non, già particolarmente provato da una tassazione insostenibile e da un mercato che vede l’assalto di forti competitor stranieri, è quello dell'esenzione dal pagamento dell’Imu di tutti i terreni agricoli, coltivati e non, compresi quelli destinati a pascolo, a bosco, a prato permanente, ad aree di interesse ecologico - sottolinea ancora Bordo-. Di tutto ciò, Partito Democratico e Nuovo Centro Destra, guidati esclusivamente dalla volontà di fare cassa, non hanno voluto minimamente preoccuparsene». Tanto che non si è voluto dare ascolto neppure alla richiesta, sempre fatta dai parlamentari di Sel, di prevedere l’esenzione per i terreni danneggiati da calamità naturali o simili eventi. «Il Governo poteva eventualmente privilegiare un provvedimento atteso da tempo che, riconoscendo l'importanza della ricomposizione fondiaria, aggiorni gli estimi catastali, che rappresentano la base essenziale di una valutazione per poter superare le disparità oggi presenti tra terreni simili e contigui, ma soggetti a tassazione differenziata; tutto ciò però, anche se profondamente giusto, avrebbe potuto comportato un minor gettito fiscale rispetto a quanto desiderato dalla maggioranza, ed è quindi stato messo da parte» continua il deputato. Per gli agricoltori si tratterà di un danno notevole, ma soprattutto si complicheranno i rapporti con le amministrazioni comunali, che dovranno fare da "cassiere" per questa tassa. «Una tassa ingiusta ed iniqua che, oltre ai contribuenti, mette in difficoltà le amministrazioni comunali» continua Bordo. Ed è proprio a livello locale che ora continuerà la battaglia del partito. «Ci metteremo in gioco sul fronte locale, nei Consigli comunali, per riaprire quanto prima la partita, perché l'agricoltura italiana non è una vacca da mungere. Del resto, ci aspettiamo non pochi problemi. Primo perché molti non saranno in grado di trovare i soldi per pagare questa tassa. Secondo, perché presto pioveranno anche i ricorsi al Tar. Insomma, ora ci aspetta un periodo di battaglie politiche e legali». Molto contrario anche Danilo Toninelli, deputato del Movimento 5 Stelle del territorio cremonese, che pone l'accento su una politica agricola decisamente dannosa:

«Da un lato, il Presidente del Consiglio ed il suo partito, il Pd, non hanno mosso un dito per affrontare gli effetti catastrofici della fine del sistema delle quote latte, dall'altro introducono l'Imu sui terreni agricoli - dichiara il deputato -. A subirne i danni sono tutti gli agricoltori e gli allevatori cremonesi. Il regime delle quote latte ha protetto un mercato essenziale non solo per l'economia, ma anche per la salute delle famiglie italiane, quale è quello del latte». Così, mentre il settore si prepara ad affrontare la liberalizzazione selvaggia del settore in un momento di crisi eccezionale, «sugli agricoltori si abbatte anche l'Imu: una tassa iniqua, che affonda un settore strategico e che colpirà, come sempre, i più deboli in quanto il 95% delle aziende agricole e il 75% della superficie sono a conduzione diretta del coltivatore. Una tassa insopportabile perché colpisce un bene strumentale all'esercizio di un'attività che dovrebbe essere valorizzata». In sostanza, una vera e propria patrimoniale sull'unica fonte di reddito dei coltivatori. «Il disegno è sempre lo stesso - continua Toninelli -: lasciare il mercato del latte nelle mani delle multinazionali, svendere la nostra terra e il patrimonio agricolo ai grandi gruppi che la sfrutteranno in modo indiscriminato, distruggendone il valore aggiunto che è la caratteristica principale del made in Italy. Questo è Renzi, un capo del governo che sta dalla parte dei forti, delle multinazionali, e impoverisce ancora di più i deboli, le piccole e medie imprese italiane ».

dalla redazione de Il Piccolo

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