Crema - Magdi Allam firma: no alla moschea

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Una sala Pietro da Cemmo già piena ben prima del suo arrivo e forze dell’ordine schierate a sorvegliare gli angoli delle vie confinanti. Non si può certo dire che la presenza a Crema di Magdi Cristiano Allam, giornalista e scrittore, invitato dal club Forza Silvio Crema 1, lo scorso 3 marzo, sia passato inosservato. L’occasione dell’invito ad Allam è stata offerta dall’attualissimo tema della moschea- centro culturale islamico in città. Come ha detto chiaramente, in apertura, il presidente del club, Gianmario Donida: «L’idea di invitare Allam è nata dopo il flop del Consiglio comunale aperto, dove hanno potuto esprimersi solo 4 cittadini contrari alla moschea, contro ben 26 interventi da parte dei sostenitori della maggioranza di centrosinistra. Questo rapporto di forze, ne siamo convinti, non rispecchia l’opinione prevalente in città. Per questo, abbiamo voluto organizzare un altro momento dedicato al tema, invitando una persona che della questione si occupa da tempo». Una persona, Magdi Cristiano Allam, che, come ha fatto notare Antonio Guerini, giornalista e moderatore della serata, è costretto a vivere sotto scorta solo perché parla e scrive di Islam. A questo proposito, la sua partecipazione in sala da Cemmo è servita anche a presentare il suo nuovo libro: «Non perdiamo la testa - il dovere di difenderci dalla violenza dell’Islam», in cui l’autore espone la sua personale opinione su questa religione, senza esclusione di colpi. Allam, infatti, non va per il sottile: non si tratta di distinguere tra semplici musulmani e terroristi islamici, perché, secondo lui, tutto l’Islam è naturalmente violento e potenzialmente pericoloso per l’Occidente. C’è anche da dire - e lo ha ammesso lo stesso Allam - che l’ospite sapeva di giocare in casa, con una platea amica, e ha voluto essere politicamente scorretto. «È il momento di contarsi» ha aggiunto, «perché la verità è che siamo in guerra e, se non ne prendiamo consapevolezza alla svelta, sarà troppo tardi». Allam ha suscitato l’entusiasmo dei presenti, quando ha annunciato che avrebbe firmato la petizione organizzata dallo stesso club Forza Silvio Crema 1, per il no alla moschea. Una petizione che ora può contare su 6mila firme più 1, anche se, ha fatto notare lo stesso Allam: «Non sono d’accordo con il testo della vostra petizione, che si dice contrario alla moschea, finché non ci sarà reciprocità di diritti per le chiese cristiane nei Paesi musulmani - cosa che peraltro già esiste in alcuni di questi - e nemmeno con il fatto che occorre siano rispettati tutti i paletti posti dalla legge regionale in materia. No, io sono contrario in assoluto, a prescindere».

La sua, assicura il giornalista, non è una posizione ideologica, ma maturata attraverso l’analisi dei fatti. Un percorso, peraltro, in cui ha giocato un ruolo anche la propria esperienza personale: Allam, infatti, è stato musulmano a lungo, prima di convertirsi al Cristianesimo. Famoso il suo battesimo, nel 2008, nella basilica di San Pietro, durante la Veglia pasquale officiata dall’allora pontefice regnante Benedetto XVI. Il che non gli impedisce, oggi, di assumere un atteggiamento critico nei confronti delle posizioni, a suo dire troppo aperte, da parte della Chiesa cattolica, nei confronti dello stesso Islam. «Oggi, siamo in presenza di una guerra, scatenata non solo dal terrorismo islamico ma anche dal radicalismo islamico, il cui obiettivo è islamizzare l’intera Europa». La convinzione di Allam è la seguente: «Quanto successo a Parigi e a Copenaghen rappresenta la minaccia più tangibile, ma a me preoccupa di più una seconda strategia di invasione, che avviene in questi termini: i Fratelli Musulmani presenti in Italia le garantiscono l’assenza di bombe e di attentati ma, in cambio, vogliono essere legittimati dal governo come rappresentanti dell’Islam nel nostro Paese. Da musulmano, mi sono illuso nel tentativo di far nascere in Italia un Islam moderato; poi, però, di fronte all’evidenza, mi sono dovuto arrendere». E ancora: «I terroristi, ormai, sono cittadini europei e il nostro continente è inteso come terreno per la loro guerra santa. Ed è una guerra di logoramento, che ci deve far comprendere che dobbiamo imparare a convivere con questo stato di cose, come avviene in Israele». Le speranze, per Allam, sono risicate, anche per via del problema demografico: «Il calo di natalità europeo fa sì che siamo destinati a essere colonizzati. L’unica via di uscita è che succeda un miracolo e sono questi i tempi in cui è più che mai necessario crederci».

dalla redazione de Il Piccolo

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