Gas nel sottosuolo: rischio terremoti?

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Occhi puntati sull’impianto di Bordolano. Intanto la Regione ha stoppato quelli di Sergnano e Ripalta.
Il prelievo di metano nel sottosuolo - attività che sul nostro territorio è presente in diverse zone – porterebbe ad un maggior rischio di terremoti. E' uno degli elementi più controversi che emergerebbero dal rapporto Ichese, recentemente pubblicato, per cui no si escluderebbe la possibilità di un legame tra il sisma che nel maggio 2012 ha devastato l’Emilia e le opere di prelievo e trivellazione effettuate in alcune delle aree coinvolte. C’è molta attenzione su questo aspetto anche nel territorio cremonese, in cui sono presenti sacche naturali di gas nel sottosuolo. Il rischio cresce ancora di più se quegli impianti si trovano su una zona sismica. Il rapporto potrebbe cambiare in modo sostanziale la valutazione dei rischi degli impianti di stoccaggio lombardo, tra cui quello di Bordolano, che è già in fase operativa. Proprio alla luce di questo studio, la Regione, con una delibera di Giunta dello scorso 20 marzo, ha sospeso l'attività dei due impianti di stoccaggio di Sergnano e Ripalta e attende dal ministero «ulteriori prescrizioni e indicazioni anche per gli altri impianti», tra cui appunto quello di Bordolano, per il quale si parla di stoccaggio di 800 milioni di metri cubi di metano. «Tra le potenziali problematiche di sicurezza da valutare risultano quelle relative alla possibilità di fenomeni sismici sia in termini di conseguenze che un sisma può avere sulla funzionalità degli impianti, che in termini di effetti sismici indotti che possono manifestarsi nella fase di perforazione dei pozzi per l’immissione e l’estrazione del gas dal giacimento» evidenzia l'assessore Claudia Terzi. E' quindi fondamentale, ora, valutare se gli impianti attualmente operativi nella regione si trovino in condizioni di accertata sicurezza, «considerate le capacità di stoccaggio oggi presenti in Lombardia di assoluta rilevanza a livello mondiale». Si rende quindi necessaria «una particolare attenzione ai fini della valutazione degli effetti dell’attività nell’ambiente circostante relativamente alla sismicità indotta».

Si aspetta quindi che la Commissione Tecnico scientifica, da cui potranno discendere soluzioni, si pronunci sulla questione» fa sapere ancora l'assessore. Una situazione che ha messo in allarme anche il sindaco di Verolavecchia, Sergio Zanetti, il quale quattro anni fa aveva espresso gli stessi timori in merito al sito di Bordolano, tanto che aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato. Ricorso di cui non si sa più nulla. È forte la preoccupazione degli ambientalisti: lo evidenzia Ezio Corradi, vice presidente del Coordinamento dei comitati ambientalisti lombardi: «Sarà fondamentale capire cosa la Commissione scientifica Ichese dirà dei siti di stoccaggio del nostro territorio, che ora sta analizzando. Sappiamo che a Bordolano alcuni dei pozzi scavati recentemente sono molto vicini alla sorgente sismogenica, così come il sito dove verrà stoccato il metano, che è a un chilometro e mezzo di distanza. Bordolano è sulla stessa sorgente sismogenica “Itcs 002” a due chilometri di profondità ed in grado di scatenare sismi di magnitudo 6,1». Come evidenzia l'ambientalista, i sette pozzi realizzati a Bordolano arrivano fino a un chilometro e ottocento metri di profondità «quando la sorgente è a 2000 metri - evidenzia ancora Corradi -. Il bello è che c’è un provvedimento del ministero (agosto 2013) che dichiara la possibilità di sismi di magnitudo 3.0 dai fondi pozzo provocati dalle attività di stoccaggio». Ma mentre Capriano del Colle è riuscito - studi alla mano - a dimostrare il rischio sismico del suo territorio facendo finire in un polveroso archivio della Regione il progetto di Edison, non sono riusciti nella stessa impresa gli 11 comuni del cremonese». La cosa più scandalosa, secondo Corradi, è l'assenza di informazioni al cittadino su questi eventi. Una disinformazione che per qualcuno può essere sospetta.

A questo proposito è intervenuto anche uno dei più autorevoli studiosi in materia di terremoti, il professor Franco Ortolani, docente ordinario di geologia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Secondo il docente, da parte delle autorità il ritardo nel rendere pubblico il rapporto nasconde qualcosa. Il professor Ortolani mette inoltre in evidenza una contraddizione fra quanto sostengono due Ministeri diversi. Da un lato, quello dello Sviluppo Economico, con la Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche, sul cui sito web alle pagine “Informazioni, le domande più frequenti, Stoccaggio del gas naturale” è scritto che “Nessuno degli studi e delle analisi condotte in questi anni ha evidenziato possibili correlazioni fra fenomeni sismici e lo stoccaggio di gas nel sottosuolo”. «Dall'altro lato – fa notare Ortolani – c’è il Ministero dell’Ambiente che, nel dare, recentemente, l’assenso alla realizzazione della nuova centrale di compressione del gas nell’impianto di stoccaggio di Bordolano (Cremona), ha prescritto che “qualora la sismicità registrata “in un raggio d’azione di 10 km dai ‘fondopozzo’ dello stoccaggio uguagli o superi la magnitudo locale di 3.0, dovranno essere adottati tutti gli accorgimenti opportuni atti a riportare la magnitudo locale massima dei sismi a valori inferiori a 2.0. Un’analoga prescrizione era già stata disposta per lo stoccaggio di Sergnano, sempre in provincia di Cremona». Nel nostro territorio, intanto, si parla anche del rischio di una riapertura dei depositi di stoccaggio dell'area di Vescovato, che erano stati chiusi nel 2009. «Tre settimane fa si è svolta una Conferenza di servizi che ha dato parere favorevole all'emissione in atmosfera - spiega Maria Grazia Bonfante -. Questo ci fa pensare che gli otto pozzi presenti potrebbero venire riattivati».

dalla redazione de Il Piccolo

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