Effetto Bergoglio: sale il consenso per la Chiesa

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Il 13 marzo si è compiuto il primo anno di pontificato di Papa Francesco. Quando, un anno fa, la fumata bianca che si alzava dalla Cappella Sistina annunciava al mondo che i cardinali avevano eletto papa Jorge Mario Bergoglio, la sorpresa fu grande: non era uno dei nomi che circolavano come papabili, né si trattava di un personaggio conosciuto. Nessuno, allora, si aspettava l'enorme impatto che questo pontefice avrebbe avuto sulla chiesa. L'Eurispes lo definisce "l'effetto Bergoglio": secondo un’indagine condotta dall’istituto di ricerca, il Papa oggi è apprezzato dall’87% degli italiani, secondo i quali Bergoglio sta dando nuovo slancio e vitalità alla Chiesa cattolica. La figura di papa Francesco sembrerebbe risollevare anche le sorti della Chiesa cattolica, che nel 2013 aveva riscosso il 12% dei consensi: secondo l’Eurispes, "l'effetto Bergoglio" ha fatto salire al 50% il gradimento dell’intera istituzione. Una figura emblematica e forte, dunque. Ne parliamo con don Vincenzo Rini, direttore di Vita Cattolica.. 

Il nuovo numero di Limes, rivista italiana di geopolitica, ha fatto il bilancio di un anno di pontificato. Il Direttore Lucio Caracciolo ha dichiarato che: “Bergoglio ha riportato la Chiesa, attraverso se stesso, al centro del mondo”. E' d'accordo? Come è cambiata la Chiesa con lui? 

«Papa Francesco, nella recente intervista al “Corriere della Sera” ha raccomandato di non fare di lui un superman che fa miracoli. E noi dobbiamo rispettare questa sua volontà, soprattutto perché i miracoli li fa solo Dio. Con questo non si può negare che Francesco, in questo suo primo anno di pontificato ha saputo dare grande visibilità alla Chiesa e al ministero papale, grazie al suo approccio semplice alle persone, allo stile comprensibilissimo e profondamente umano con cui affronta i vari problemi. Per questo il mondo cattolico, ma anche il mondo laico, guardano a lui con fiducia e speranza, attendendosi dalle sue parole, dal suo insegnamento, un aiuto a leggere se stessi, a comprendere la vita delle persone, a guardare con occhi nuovi gli avvenimenti del mondo e, in particolare della Chiesa». 

Bergoglio viene definito da molti un "papa innovatore". In cosa ha saputo essere innovativo questo pontefice? 

«Un papa innovatore, sì. Ma attenti bene a non metterlo in contrasto con i suoi predecessori, in particolare con Benedetto XVI. In che cosa è stato innovatore? Direi anzitutto con la sua grande umanità, maturata in una intera vita vissuta a contatto con la gente, specialmente con i più poveri; poi con il linguaggio, niente affatto aulico, che sa toccare le corde dell'anima della gente che lo ascolta e lo incontra. A livello del ministero "petrino", che è lo specifico del papa, la novità non è nei contenuti, che sono, a livello dottrinale e morale, quelli di sempre, ma nello sguardo: papa Francesco guarda le persone, anche quelle che sono lontane dalla vita cristiana, con lo sguardo dell'amore, della misericordia. E guarda alla Chiesa stessa e ai suoi fedeli come ai suoi capi, con l'umiltà di riconoscere che tutti sono peccatori, che tutti devono convertirsi. Nella Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", che può essere considerata il programma del suo pontificato, arriva ad affermare che anche il papato deve convertirsi». 

C'è chi parla di un profondo impatto di questo papato sulla geografia politico-istituzionale e sugli assetti di potere del Vaticano… 

«Io preferirei affermare che l'impatto è soprattutto sulla Chiesa intera. A livello istituzionale, sugli assetti del Vaticano, Francesco vuole vedere nelle istituzioni vaticane non dei centri di potere ecclesiale, ma luoghi di servizio, ricchi di spiritualità; quindi centri pastorali a servizio della Chiesa intera. Questo potrà significare semplificazione, realizzazione di uno stile più umile e povero. Per questo ha incominciato, proprio questa settimana, a invitare i responsabili dei vari settori istituzionale della Santa Sede a vivere una settimana di esercizi spirituali insieme a lui. Da sottolineare che, considerando queste istituzioni fondamentalmente organi di servizio pastorale, chiede che ci sia sempre trasparenza - basta vedere ciò che riguarda lo Ior - e che non ci sia in esse caccia alla carriera, ma solo desiderio di servizio». 

Francesco è uno dei papi più amati, tanto che ogni domenica piazza San Pietro è letteralmente gremita di fedeli: cosa spinge le folle verso di lui? 

«Cosa spinge le folle a Roma ad incontrare il papa? Direi la sua umanità, la serenità con cui affronta i problemi. Di fronte al peccato non inizia con la condanna, ma con l'ascolto, la comprensione, per dire una parola di perdono, di misericordia. Ha detto lui stesso che la Chiesa deve essere come un ospedale da campo dopo una battaglia: la gente questo lo capisce; anche chi è lontano da una vita secondo le indicazioni dei comandamenti di Dio, ascoltandolo sente di doversi esaminare. Non per nulla dicono le statistiche che in moltissime chiese le confessioni sono cresciute in misura significativa. La gente ascolta volentieri chi dimostra di amarla, di ascoltarla, di volerla comprendere e aiutare. Questo è il papa della misericordia, che annuncia il perdono di Dio a chi pecca e la consolazione di Dio a chi soffre. Per questo parla di una Chiesa "in uscita", non chiusa dentro le sue mura, ma che cammina nel mondo e nella storia alla ricerca dell'umanità, degli uomini e delle donne, senza preconcetti e senza pregiudizi. La gente questo lo comprende e, per questo, corre da papa Francesco».

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