Sabato a Spazio Comune il primo incontro del progetto "Gherardo da Cremona":

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CREMONA - Il progetto “Gherardo da Cremona. Radici e attualità del dialogo euroarabo. Per un mediterraneo di pace”, promosso dall’associazione “Cremona nel Mondo” costituisce una serie di iniziative, articolate in più conferenze, per valorizzare la città di Cremona come comunità globale e aperta al mondo in vista di Expo 2015. Il primo incontro è in programma per sabato 11 gennaio alle 17 nelle sale di Spazio Comune. I relatori saranno Pierluigi Pizzamiglio, già docente di Storia della Scienza alla Cattolica di Brescia, attualmente direttore della Biblioteca Carlo Viganò di Brescia ed autore di alcune monografie su Gerardo da Cremona. Contestualmente, interverranno Maria Paola Negri, docente all’Università cattolica di Milano, Mons. Giancarlo Perego, Direttore nazionale Migrantes. L’incontro sarà presieduto da Said Boutaga.

DAL MEDIOEVO, UN INTELLETTUALE COSMOPOLITA

Per un simile progetto non poteva non essere scelta la figura di Gerardo da Cremona, intellettuale medievale cosmopolita e prolifico traduttore dall’arabo, il cui nono centenario cade proprio in questo periodo. Nato a Cremona forse attorno al 1114 e scomparso nel 1187, Gerardo è tutt’ora l’anello di congiunzione tra la storia locale e quella di una delle rinascite culturali più importanti della storia europea: quella del XII secolo. Egli fece parte del piccolo gruppo di studiosi ed eruditi che in quel periodo, a Toledo, contribuì al progresso dell’Europa medievale, trasmettendo lo straordinario fermento scientifico dell’Andalusia islamica. Sotto la spinta dell’espansione islamica irradiatasi dalla penisola arabica, tra l’VIII e l’XI secolo la cultura arabo-persiana si diffuse in tutto il mediterraneo, e con essa anche la scienza islamica, che integrava con nuove scoperte il retaggio della medicina greca, molte delle cui opere vennero tradotte durante l’età dell’oro araba. Nel 1135, con l’intento di ritrovare una copia dell’Almagesto di Claudio Tolomeo, Gerardo si trasferì a Toledo. In quella luminosa comunità, all’epoca appena riconquistata ai “mori” da Alfonso VI di Castiglia ma rimasta un multietnico crogiolo di culture, Gerardo imparò la lingua araba occidentale e studiò testi dei dottori musulmani, lavorando alacremente alle traduzioni dal 1134 al 1178 e divenendo uno dei migliori traduttori della scuola fiorita attorno a Don Raimundo, un monaco benedettino originario di Agen (nel sud ovest della Francia) che in quel periodo ricoprì la carica di arcivescovo di Toledo tra il 1126 e il 1151.

Secondo la lista compilata nel Memoriale dedicatogli dai suoi allievi, gli si attribuiscono tra le 74 e le 80 traduzioni di opere di scienziati musulmani come Alfragani, GeberAnaritiusAl-Khwarizmi, AvicennaAl Razi. Tra le tante traduzioni vi furono quelle della Geometria di Euclide, la Misura del Cerchio di Archimede. E la sua traduzione dell’Almagesto fu per molti secoli l’unica versione latina dell'opera a circolare in Europa, quella alla quale si sarebbe ispirato secoli dopo Gerardo Mercatore per la costruzione della sua sfera celeste (aggiungendo alle 48 costellazioni tolemaiche la Chioma di Berenice).

Secondo quanto riportato nel Chronicon del domenicano bolognese Francesco Pipino (1316), dopo la morte di Gerardo nel 1187, suo nipote Pietro trasportò a Cremona la ricchissima raccolta di traduzioni, nella biblioteca dell’allora convento di Santa Lucia; dove con ogni probabilità si radicò in seguito anche un’attivo gruppo di traduttori dall’arabo, sul modello della grande scuola toletana. Nella nostra città esisteva dunque una copiosa biblioteca di testi scientifici arabi tradotti (oltre probabilmente ad uno studium di intellettuali ed eruditi conoscitori della lingua e della tradizione arabo-persiana), alla quale attinsero forse anche Rolando da Cremona e quell’Adamo da Cremona che, tra il XII e il XIII secolo, scrisse il De regimine iter agentium vel peregrinantium in occasione della crociata del 1228 allo scopo di fornire a Federico II alcune regole di ordine alimentare e igienico da osservare durante i viaggi e le campagne militari. Adamo attinse per lo più al Canone di Avicenna (tradotto da Gerardo) per aspetti che privilegiano un trattamento medico rispetto a quello chirurgico, come ad esempio nella descrizione della flebotomia, ripresa alla lettera dal Canone I 4, 20 arricchita da ampie sezioni riguardanti l’applicazione delle coppette e delle sanguisughe, tratte sempre da due capitoli successivi del libro I. Il medico cremonese contribuì all’introduzione in campo terapeutico di considerazioni nuove, diverse da quelle presenti nei testi latini diffusi in Occidente, che avrebbero avuto profonde conseguenze intellettuali e sociali nella medicina dotta. Ed ancora nel XVI secolo, il medico cremonese Realdo Colombo, nel De Re Anatomica, racchiuse formule e tradizioni islamiche entrate nel comune uso in Italia, forse giuntegli attraverso qualche fonte intermedia e principalmente derivanti dal Canone di Avicenna e dal commentario al Canone di Ibn al Nafis.

di Michele Scolari

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