«Il biogas fatto bene fa bene al paese»

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Il Consorzio Italiano Biogas prende la parola dopo la Commissione di Garanzia al Politecnico della scorsa settimana

Il dibattito sul biogas in provincia di Cremona continua a tenere banco e si arricchisce di nuovi spunti. Dopo quanto emerso nell’ambito della Commissione di Garanzia tenutasi martedì scorso al Politecnico di Cremona (leggi l’articolo), dalla quale quale erano emerse all’unanimità le perplessità su «un settore che, anziché servire a integrare il fabbisogno energetico, si è distorto verso qualcos’altro, con scarso o inesistente ritorno utile sul territorio»), è stato il Consorzio Italiano Biogas (Cib) a prendere la parola.

«Nel recente documento di Legambiente su Biogas: criteri di una produzione sostenibile si legge “Il biogas rappresenta una grande opportunità per l’agricoltura e l’ambiente” – fanno sapere dal Cib. – Il biogas “è una delle fonti energetiche decisive” per il raggiungimento degli obiettivi per il 2020 di produzione di energia rinnovabile secondo l’Unione Europea».

Nel dibattito che attiene al biogas, osserva anche il Cib, non si può che partire da una definizione di base: «il biogas fa bene al paese sia sotto profilo ambientale sia sotto quello economico».

«Certo – commenta Piero Gattoni, presidente del CIB - questo non vuol dire che il biogas può essere prodotto come si vuole, senza rispettare la vocazione agricola del territorio in cui si inserisce o rinunciando a criteri di sostenibilità ambientale ed economica».

Proprio per questa ragione il Cib – Consorzio Italiano Biogas, che rappresenta a livello nazionale quasi 400 imprese agricole produttrici di biogas da digestione anaerobica, ha stilato il manifesto del “Biogas Fatto Bene” – facilmente reperibile on line o sul sito consorziobiogas.it – insieme alle principali associazioni del settore delle agro-energie. L’obiettivo finale è che il manifesto si trasformi in una certificazione di qualità a garanzie di imprese e cittadini.

Ma che cos’è il Biogas Fatto Bene? «E’ quello che – spiega Piero Gattoni – se integrato in un’azienda agricola rappresenta una grande opportunità per differenziare e rafforzare l’attività tradizionale, che subisce pesantemente gli effetti della crisi».

INTEGRAZIONE CON L’ATTIVITA’ AGRICOLA. Il Cib specifica che «secondo i principi del Biogas Fatto Bene, il Biogas si integra con il ciclo dell’attività agricola senza competere con la produzione alimentare perché utilizza sottoprodotti agricoli, effluenti zootecnici e biomasse di integrazione provenienti dall’azienda stessa secondo il principio della filiera corta. Gli impianti devono avere una dimensione in proporzione all’estensione dell’azienda. Il biogas rende l’azienda più efficiente e sostenibile perché riduce il costo di fertilizzazione, dei carburanti, della gestione degli effluenti zootecnici e allo stesso tempo diversifica gli sbocchi di mercato e rafforza la capacità di credito».

INCENTIVI E RISCHIO SPECULAZIONE. «Gli investimenti nel settore del biogas – prosegue il Cib - (3 miliardi negli ultimi tre anni) muovono un indotto esteso e hanno costituito un driver per la crescita di una forte industria nazionale nel comparto (tra le più avanzate d’Europa) e sviluppo tecnologico. Secondo il rapporto Irex redatto da Althesys, che calcola l’impatto economico delle fonti rinnovabili, nell’ipotesi più prudenziale in un arco temporale da qui al 2030, a fronte di 1,3 miliardi di incentivi corrisponde un ritorno economico sul sistema paese stimabile di 3,2 miliardi. Il saldo è nettamente positivo.

Gli incentivi pubblici sono stati essenziali in una fase iniziale per consolidare l’italia tra i mercati più evoluti al mondo e incentivare anche la capacità di export nel settore industriale applicato. Rappresentano comunque meno di un decimo del totale destinato alle fonti rinnovabili. Per altro gli incentivi sono stati già fortemente ridimensionati nel 2012 e destinati a graduale razionamento».

INQUINAMENTO. «In nessuna fase del processo di funzionamento di un impianto biogas – osserva il Cib - esiste la possibilità che i materiali percolino nei terreni sottostanti. Le trincee di stoccaggio sono munite di rete idraulica per la raccolta di acqua di prima pioggia ed eventuali percolati. I digestori sono costituiti da vasche in cemento totalmente ermetiche. Quanto detto è stato confermato da studi scientifici di primaria importanza a livello europeo. Alcuni di questi studi sono reperibili sul sito www.consorziobiogas.it alla voce educational».

DIGESTATO. «Il digestato – soggiunge il Cib - non contiene elementi minerali  diversi da quelli contenuti nei materiali naturali in ingresso. Il digestato è un prodotto igienicamente stabilizzato e inodore, a differenza dell’effluente di allevamento (o comunemente letame) caratterizzato da cattivi  odori e da maggiori cariche microbiche potenziali. Inoltre importanti studi scientifici hanno dimostrato mediante diversi approcci di campo che l’apporto del digestato alle colture (tradizionali e dedicate) con tecniche appropriate, migliora la fertilità del terreno e permette una sensibile riduzione di apporto di concimi chimici a parità di produttività».

CONSUMO DI SUOLO. «In Lombardia – spiega ancora il Cib - il 90 per cento dei produttori di Biogas utilizza per alimentare gli impianti sottoprodotti agricoli ed effluente zootecnici, che non comportano consumo di nuovo suolo. La superficie agricola utile destinata alla produzione delle agro energie corrisponde al 4% della superficie totale coltivabile».

AFFITTI TERRENI. «Questo fenomeno – conclude il Cib - si sta sicuramente stabilizzando a seguito della riduzione degli incentivi legati alla produzione di biogas da colture dedicate, come richiesto anche dal Cib. Il Consorzio ha sempre evidenziato come fosse importante per la crescita progressiva e duratura del settore promuovere una corretta pianificazione territoriale nello sviluppo di nuovi impianti».

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