Riaprire le case chiuse? «Prima si tutelino le donne»

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Il referendum partito da Mogliano Veneto per abrogare la legge Merlin sulle case di tolleranza raggiunge le 100mila firme.
Il referendum proposto da Giovanni Azzolini, sindaco di Mogliano Veneto (Treviso), per abrogare parzialmente la legge Merlin (che dal 1958 vieta l’apertura delle case di tolleranza) ha avuto un seguito maggiore di quanto ci si aspettasse. La proposta ha già raccolto 100mila firme, anche se il quorum (500mila firme) è ancora lontano. Diversi sindaci che si mostrano entusiasti sui supposti benefici derivanti dalla “regolarizzazione” di un’attività che ciclicamente va incontro a tentativi di regolamentazione a suon di leggi, ordinanze e multe. Ma le ordinanze vengono regolarmente infrante, le multe restano in gran parte inevase (esemplari i dati della Polizia Locale di Vicenza, dove manca all’incasso l’87% delle sanzioni inflitte), senza contare la prostituzione che si svolge in appartamento o il fenomeno che Vincenzo Caselli (presidente di “On the road”, associazione di sostegno alle vittime della tratta) ha definito i «bordelli del 21° secolo », cioè i locali mascherati da innocui night club, centri di massaggio, sale bingo e, da qualche tempo, persino alcuni cinema. Per non parlare dello sfruttamento e del racket: «in questo modo – sostengono Angelo Alessandri e Matteo Iotti di Progetto Reggio e Luca Vezzani del Pdl, promotori della raccolta firme - 'papponi' e 'magnaccia' perderanno il loro lavoro e la possibilità di vessare le ragazze sotto la loro protezione». Altri possibili benefici che potrebbero derivare dalla riapertura delle case di tolleranza sarebbero l’assoggettamento della professione sia a controlli medici e sanitari, sia all’imposizione fiscale, stimando un gettito prodotto all’incirca pari all’Imu: secondo le ultime stime, quello del sesso a pagamento è un mercato che in Italia muove oltre 20 miliardi di euro annui, con all’attivo 70mila prostitute e 9 milioni di clienti. In molti, però, sono contrari: diversi sindaci non sembrano convinti, giudicando la soluzione come troppo frettolosa ed invocando «regole chiare e un provvedimento organico, pena il rischio di pericolosi vuoti normativi».

Anche Cremona sembra allineata sulla stessa lunghezza d’onda. «Lasciando da parte le convinzioni dettate dalla propria coscienza e guardando il fenomeno in modo neutro – commenta Luigi Amore, assessore ai Servizi Sociali del Comune - se davvero si vogliono evitare forme di schiavitù occorre anzitutto redigere e promulgare leggi severissime in tema di sfruttamento della prostituzione che debellino una volta per tutte le violenze che spesso stanno dietro questo fenomeno, sia sulla strada che tra le mura (dato che, a ben vedere, le case chiuse sono già presenti in modo clandestino». La scoperta di tali realtà è avvenuta più volte anche a Cremona e l’ultimo caso ha visto coinvolte anche alcune ragazze minorenni (di origine orientale). «C’è anzitutto bisogno di una normativa definita che possa permettere alla giustizia di operare un controllo stringente e capillare sulle figure che stanno nell’ombra, che sfruttano la debolezza e la mancanza di alternative delle ragazze costrette sui marciapiedi. Queste sono l’ultimo anello della catena: ed è poco fruttuoso tirare l’ultimo anello quando poi non si riesce a toccare quelli dietro».

E chi c’è dietro? Approfittatori, lenoni, spesso appartenenti alle mafie italiane e straniere: individui senza scrupoli, che sfruttano la fragilità e la mancanza di difesa. «E proteggere la fragilità è compito dello Stato. La donna che sceglie il marciapiede è contenta di farlo? Nella stragrande maggioranza dei casi no. E allora queste leggi devono servire a garantire anzitutto alla donna la libertà di scelta: questo è il primo passo. Poi, se una persona sceglie liberamente questa professione, possono entrare in gioco altri discorsi, relativi alle case di tolleranza ed alle imposizioni fiscali. Ma all’origine dev’esserci sempre un atto compiuto senza costrizioni. La scelta dev’essere libera, altrimenti saremo daccapo».

di Michele Scolari
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twitter: @miguelscolari

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