Crisi, a Cremona è boom di pignoramenti: 1200 nel 2012

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Adusbef lancia l’allarme: dal 2006 nella nostra provincia l’aumento è stato del 90%. Il forte incremento  si è avuto dal 2010, in concomitanza con l’acuirsi della crisi economica

Non bastavano le storie delle 235 famiglie cremonesi in allarmante difficoltà a saldare il conto della bolletta di acqua, luce e gas. Alla faccia del «buon 2013» appena lanciato da numerosi soap-programmi e soap-conduttori. Un altro triste capitolo scritto dall'attuale contrazione economica in corso riguarda i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari che nella provincia di Cremona, come nel resto dell'Italia, sono saliti con un trend esponenziale. I dati sono a dir poco allarmanti.

E’ un vero e proprio boom di provvedimenti (in crescita del 22,8%) quello con cui si è concluso il 2012. In Italia 46mila famiglie si troveranno costrette a lasciare la propria casa perché non più in grado di far fronte alle rate del mutuo. E a fare i conti di quanto la crisi economica abbia pesato anche su questo fronte è l'associazione Adusbef, che, in un rapporto elaborato sulla base dei dati raccolti nei principali Tribunali del paese, ha calcolato per l’anno appena concluso un aumento dei provvedimenti di 8.512 unità rispetto al 2011. Secondo le stime dell’associazione consumatori infatti, in Italia si è registrata una vera e propria impennata che ha visto i pignoramenti balzare dai 37.347 del 2011 a i 45.859 del 2012.

«Anche per quanto riguarda il territorio cremonese le cifre destano non poche preoccupazioni - commenta l’avvocato Antonio Maestrini, per conto di Adusbef Cremona. «Da alcuni anni a questa parte nella nostra provincia il contenzioso è sempre stato in espansione, facendo registrare un notevole “balzo” proprio a partire dal 2010 in poi, ovvero dall’inizio della crisi economica». I dati inerenti la provincia cremonese parlano chiaro. Sia per i pignoramenti mobiliari che per quelli immobiliari, l’aumento registrato tra il 2006 e il 2012 si attesta oltre il 90%. Nel primo caso, il trend annuale dei pignoramenti conclusi passa dai 681 del 2006 ai 1298 del 2011; e non meno preoccupante risulta l’andamento dei pignoramenti iscritti al ruolo, per i quali si va dai 692 del 2006 ai 1301 del 2011, sino ai 1298 di quest’anno (i dati sono aggiornati al 17 dicembre). Anche nel secondo caso, quello del versante immobiliare, il numero dei pignoramenti iscritti al ruolo parte dai 633 del 2011 e, dopo un incremento medio annuale di un centinaio all’anno durante il periodo 2007-2010, balza ai 1042 del 2011 sino ai 1261 di quest’anno. Anche nel caso dei pignoramenti immobiliari, la tendenza di quelli conclusi non si discosta molto da quelli iscritti al ruolo: per questi ultimi si passa dai 648 del 2006, ai 1223 del 2011 (anche in questo caso con un incremento medio annuale di un centinaio di unità tra il 2007 e il 2010).

In sostanza, i dati tratteggiano un fenomeno che anche nella nostra provincia assume proporzioni notevoli, specialmente dal periodo d’inizio della contrazione economica, e che non riguarda neppure un target specifico, abbracciando tutte le fasce d’età: dalle giovani coppie ai lavoratori di media età, sino agli anziani. I provvedimenti non riguardano tanto o solamente persone responsabili di una gestione poco oculata della propria azienda o del proprio patrimonio. In sostanza dunque, per gran parte di coloro che si sono trovati colpiti da pignoramento non vale la formula del "se l'è cercata". Drammatiche e preoccupanti sono anche le ripercussioni del fenomeno: esso infatti porta inevitabilmente ad un aumento del ricorso o a parenti o, nella maggior parte dei casi, ad Enti Locali e di beneficienza. Dall’ultimo rapporto della Caritas Italiana nel 2012 (gli italiani che si sono rivolti ai centri Caritas sono il 33,3%) emerge che povertà in senso lato, lavoro e, per l’appunto, casa sono i principali bisogni per i quali si è chiesto aiuto. «Le procedure che portano al pignoramento sia del bene mobile che immobile, sono lunghe, di conseguenza chi è colpito può contare su un lasso di tempo non breve per trovare una soluzione - conclude il delegato cremonese di Adusbef. - Ma le soluzioni, a fronte della forte illiquidità di molte famiglie, quali sono? Poche e sempre le stesse, senza tante alternative. O il ritorno in casa con i genitori, o il passaggio all’affitto, o la richiesta di un alloggio popolare al Comune. Insomma, data la scarsità di alternative, la difesa che va per la maggiore è, purtroppo, ancora quella di arrangiarsi, in una situazione che mostra tutta la sua drammaticità».

di Michele Scolari
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