A Cremona si vive peggio: ma è vero?

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Il professor Antoldi (Università Cattolica): «La classifica del Sole 24 Ore è statisticamente rigida: alchimie di dati che non si prestano ad essere strumento per un giudizio obiettivo sul territorio e sull'operato delle amministrazioni»

Nella provincia di Cremona la qualità della vita è crollata rispetto al 2011? L’ormai consueta classifica sulla qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore (la cui versione 2012 è stata pubblicata lunedì) sembrerebbe confermare il peggioramento. La classifica è stata articolata su sei settori: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico. Nella pagella finale, la nostra provincia si è classificata 51esima su 107, perdendo, rispetto all’anno precedente, ben otto posizioni. In crescita risulterebbero invece Piacenza, al 12esimo posto con 4 posizioni guadagnate, e Mantova, al 34esimo posto con 3 posizioni conquistate. Ma quali sono le ragioni di quello che è stato subito definito un vertiginoso “crollo”?
Salvatasi al pelo nel settore Affari e lavoro, dove il punteggio medio degli indicatori le ha fatto raggiungere il 23esimo posto (non senza qualche calo in alcuni indicatori, soprattutto nello Spirito di iniziativa - al 98esimo posto), i primi problemi per la nostra provincia arrivano nel settore Tenore di Vita (dove ci siamo classificati 42esimi, in calo rispetto al 2011): ad allarmare tra gli indicatori è senz’altro quello dei Risparmi (relativo ai depositi per abitante in euro), dove Cremona scende al 65esimo posto. Contestualmente, la nostra provincia scende per il Costo della vita che aumenta, classificandosi al 62esimo posto. Le cattive notizie proseguono nel settore Servizi Ambiente e Salute (scendendo al 46esimo posto) nonché in quello del Tempo Libero (dove, rispetto al 2011, precipita al 63esimo posto). Nel primo caso, Cremona perde quota per la connessione veloce della Banda Larga (73esima) e per la Pagella Ambiente (da 27esima nel 2011 a 42esima nel 2012). Nel secondo caso si registrano peggioramenti soprattutto negli indicatori relativi alla presenza di Librerie (99esima), all’Appeal Turistico (addirittura 98esima) ed all’Indice di sportività (32esima). Un altra insufficienza la nostra provincia la colleziona per quanto riguarda la Popolazione, dove è discesa alla 44esima posizione. In particolare, valori bassi sono stati riscontrati negli indicatori della Densità Demografica (66esima), al numero di laureati ogni 1000 giovani tra i 20 e i 30 anni (83esima) e delle Coppie in crisi, dove addirittura Cremona si colloca al fondo della classifica (98esimo posto). Sempre secondo il quotidiano milanese, peggioramenti si registrano nel settore dell’Ordine pubblico (dove Cremona perde quota scendendo al 62esimo posto) a causa di truffe e frodi informatiche (75esima, con 180 frodi ogni 100mila abitanti), appartamenti svaligiati (52esimo posto). 
Dunque, Cremona risparmia poco, legge ancor meno, respira aria peggiore, fa poco sport ed è più pericolosa quanto a ordine pubblico? Le conclusioni non sembrerebbero così certe e i dati della classifica non mancano di suscitare più di una perplessità. «Leggendo questa indagine, assieme ad altre dello stesso tipo, condotte da altri quotidiani - fa sapere Fabio Antoldi, docente di strategia e politica aziendale dell'Università Cattolica di Cremona e codirettore del Cersi (Centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale) - non dovremmo trarre conclusioni nette». C’è più di una ragione per prendere con le pinze i dati di una classifica segnata, secondo il professor Antoldi, da più d’un vizio di forma. «Tanto per cominciare, Cremona arriva 51esima con una strana distribuzione territoriale nei risultati: abbiamo province come Mantova e Piacenza che si sono posizionate nettamente meglio. Sono così differenti questi territori? L’impressione è che vi sia qualcosa di strano, legato ad una ponderazione non del tutto obiettiva». Ma le anomalie non si fermano qui. «Anche la metodologia utilizzata per l’indicatore dello Spirito d’impresa - nel settore Affari e Lavoro - lascia perplessi: si è adottato il numero di imprese ogni 100 abitanti. Ma cosa ci indica quel dato? Tutt’al più il numero di partite Iva, ma non misura lo spirito d’intraprendenza perché ci dice poco sull’effettiva “salute” delle aziende». Altra perplessità sorge riguardo al Tempo Libero, relativamente all’indice di sportività. «A meno che non si siano basati sul numero di iscritti alle società sportive, risulta strana la 32esima posizione di Cremona, dato l’alta concentrazione di dotazioni sportive che può vantare e che ha influito sulla sua elezione a Città europea dello sport». E le stranezze non risparmiano neppure l'ordine pubblico, dove Cremona si è classificata 62esima (in calo rispetto al 2011): «Ma come si possono calcolare gli indici relativi all'ordine pubblico tra differenti città (ad esempio tra Milano e Cremona) senza tener conto di tutte le differenze tra i vari centri? Nella classifica invece sembra si parta dall'idea che le città siano tutte uguali».
Non mancano comunque indicatori oggettivi, che si prestano invece ad interessanti spunti di riflessione: come, ad esempio, la bassa posizione registrata nei risparmi da Cremona, che «denuncia la sofferenza del sistema bancario locale di una città da sempre considerata patria dei risparmiatori. In questo caso la metodologia utilizzata per identificare il parametro è oggettiva e credibile».
In sostanza però il "vizio di forma" principale della classifica rimane: ovvero, far calare dall'alto uno schema rigido ed ossificato che non sembra essersi adattato alle pieghe della situazione reale della provincia: «fare media di medie è un’operazione statisticamente rigida senza alcun tipo di ponderazione. Per questo non credo che le alchimie di dati della classifica possano rivelarsi strumento adeguato per un giudizio obiettivo ed elastico sui territori e sull’operato delle amministrazioni».

di Michele Scolari
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