Concorso street-art "GraffitiPo", un'occasione o una limitazione per l'arte?

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«Un concorso di street art con lo scopo di proporre e realizzare un bozzetto che sviluppi e presenti in modo grafico-artistico il concetto di legalità? Mi sembra un’iniziativa che suscita più domande che approvazione». E’ il commento di un “writer” cremonese, M.B., sul concorso “GraffitiPo”, promosso e coordinato dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cremona in collaborazione con il Centro Commerciale Cremona Po.
Trent’anni, una laurea in architettura e un lavoro di tutto rispetto: M.B. ha una sua professione e una sua dimensione artistica, che talvolta si intrecciano ma che solitamente tende a tenere ben separate. Di giorno lavora con i software di progettazione, poi, all’imbrunire, tira su il cappuccio, infila lo zainetto stipato di bombolette e “cappucci” di vario tipo, e scende nei sottopassaggi o sotto i cavalcavia a dipingere (a Cremona e in altre città del Nord Italia); un pezzo dopo l’altro, una notte dopo l’altra; dal tramonto all’alba, alla luce di una torcia elettrica o dei lampioni. «Intanto mi chiedo perché un concorso di “Street Art” viene utilizzato per trasmettere un messaggio di legalità e rispetto degli spazi - prosegue. - Chi pratica questa forma d’arte seriamente, in molti casi già lo fa in un modo che, seppur non pienamente legale, non si può ritenere vandalico». Ma se rincasando vi trovaste un bellissimo disegno di 10 metri quadrati sulla facciata? «Il fatto è che chi si dedica seriamente a questa pratica, almeno a Cremona, è raro che imbratti case private o edifici storici, ma utilizza strutture dismesse, muri di capannoni industriali in disuso, piloni, sottopassaggi (e magari colorando e abbellendo i muri di zone tristi e desolate). Chi lo fa in illegalità, semmai, sono i teppistelli che si divertono con banali scritte autografe sulle abitazioni private e su edifici pubblici e storici: quella però non è street-art, è vandalismo, inutile e dannoso».
La distinzione, dunque, è d’obbligo tra coloro che non fanno altro che imbrattare muri con scritte e coloro che creano opere d’arte, spesso con effetti di grande pittura astrattista o forzando i limiti architettonici reali in modo illusionistico, creando effetti tridimensionali di straordinario impatto visivo. «Se lo scopo è promuovere percorsi artistici come strumenti educazione e di aggregazione positiva che mirino a contrastare episodi di vandalismo, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca (dai quali prendiamo le distanze), allora vi sono altre strade per evitarli -  fa sapere un altro writer, C.N., 25enne bolognese residente nel cremonese. - Forse sarebbe meglio dedicare uno spazio apposito alla street art senza costringerla in concorsi: si intende,  spazi di periferia in cui esistono strutture dimesse o non danneggiabili. Oppure riprendere esperienze come “Ricoloriamo la città”, inaugurata a Bologna nel 2007: un’iniziativa promossa dal quartiere, senza la coperta delle attività giovanili del Comune. E’ partita dal ghetto ebraico e successivamente si e' allargata al resto della città, ha coinvolto anche le periferie, portando alla concessione di numerosissimi “muri legali” e percorsi di autogestione degli spazi per esprimere la propria creatività (e attraverso laboratori tenuti nelle scuole da writers esperti, i ragazzi si sono anche appropriati della tecnica per creare pezzi di buona fattura e con valenza artistica). Ma pensiamo anche a mostre, estemporanee ed eventi “open air”, organizzati “dal basso”, senza il patrocinio delle istituzioni. Ottima l’idea di utilizzare il sottopasso del Cambonino, ma non condividiamo la forma del concorso». Perché?
E’ un terzo writer cremonese a rispondere: «L’arte, che sia “street” o no, non si può ingabbiare. Deve nascere per generazione spontanea. Il bello di questa espressione è proprio questo. I nostri pezzi sono in esposizione pubblica, esposti al pubblico giudizio, senza bisogno di una giuria chiusa (la Street Art infatti vanta un pubblico vastissimo, spesso più ampio di quello di una tradizionale galleria d'arte). Quest’arte così è nata, così si è sviluppata e così saranno sempre le sue manifestazioni più genuine. Per me il writing rappresenta la soddisfazione personale di vedere la propria opera in un contesto urbano, al di fuori dagli schemi che il sistema impone. Quindi costringerla in un percorso  è come snaturarla e decontestualizzarla dal terreno in cui è cresciuta». Per questo non tutti condividono il concorso “GraffitiPo”? Sorride, con un misto di ironia e ilarità: «Ci chiamano ancora “graffitari”, ma i “graffiti” sono quelli che trovi in Valcamonica. Noi non incidiamo nulla, ricopriamo superfici con vernice spray. Forse sarebbe ora che imparassero anche questo piccolo particolare».

LA REPLICA DELL'ASSESSORE
L’assessore Alquati: «Siamo aperti ad accogliere nuove idee»

«Il bando di concorso è nato innanzitutto dall’esigenza di recuperare l’area del sottopasso del Cambonino in collaborazione con il Centro Commerciale Cremona Po, quindi rappresenta anche la risposta specifica di uno sponsor che sostiene l’iniziativa. Un’iniziativa che, lo ricordo, intende far riscoprire il concetto di legalità attraverso l’arte di strada e le espressioni artistiche ad essa affini (writing, street art, urban art) tramite il perseguimento di vari obiettivi: promuovere percorsi artistici come strumenti educazione e di aggregazione positiva che mirino a contrastare episodi di vandalismo, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca; facilitare la creatività giovanile e la partecipazione dei giovani alla vita sociale e culturale della città; educare alle tecniche di conoscenza e apprendimento dei linguaggi del Writing e della Street Art tramite il concetto di corretto utilizzo; realizzare e valorizzare progetti di riqualificazione urbana riproducibili in altri contesti. Poi, concordo pienamente che altre forme, come mostre ed estemporanee, siano un ottimo tramite per dare visibilità a queste espressività, e stiamo lavorando anche su questa strada, assieme ad iniziative per concedere muri “legali”, uno dei quali peraltro è già attivo al quartiere Zaist (ed è in progetto di concederne altri ancora, in futuro). E inviterei anche ad un’ultima riflessione: la distinzione tra semplici vandali ed artisti di strada, che personalmente conosco bene, è invece sconosciuta ancora a molta gente: questo concorso allora si presenta anche come l’opportunità per mostrare alle persone il cosa consiste esattamente la Street Art. Siamo comunque aperti a nuove proposte ed al confronto, come sempre è stato dall’inizio del mio assessorato».

di Michele Scolari
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