Cremona - "Il futuro del Teatro Ponchielli è nelle mani dei privati"

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I finanziamenti comunali per il teatro calano di 50.000 euro rispetto all'anno precedente. A rischio la stagione.
Non poteva essere più d’attualità la conviviale organizzata mercoledì dal Rotary Club Piadena Oglio Chiese, intitolata “Il teatro si racconta: un’azienda che produce cultura”. Ospite d’onore Angela Cauzzi, sovrintendente della Fondazione Ponchielli, proprio nel giorno in cui la giunta comunale di Cremona decideva l’ennesimo taglio ai fondi ad essa destinati. Una riduzione drastica quella decisa dal Comune. La voce più cospicua (50mila) riguarda proprio la Fondazione Ponchielli. Pur non partendo da questo presupposto (la serata rotariana era già in calendario da mesi) è chiaro che alla questione costi sia stato dato ampio risalto. Dopo la presentazione da parte del presidente del club Paolo Nolli, Angela Cauzzi ha voluto iniziare la relazione da una frase del grande impresario teatrale Paolo Grassi. «Grassi – ha affermato la sovrintendente – ci ricorda quanto sia importante la cultura. Anche a Cremona è al via la stagione lirica, che ci vede inseriti nel Circuito Lirico Lombardo con Brescia, Pavia e Como, al fine di ammortizzare i costi di produzione. I grandi cantanti non ce li possiamo permettere, investiamo sui giovani, ma il pubblico della lirica qui è in sensibile aumento». Nel 1986 il Ponchielli divenne comunale, dal 2002 è una Fondazione: «E in dieci anni abbiamo sempre chiuso il bilancio in pareggio grazie anche ai privati. Il bilancio 2011 consisteva in 4 milioni e 350mila euro, dei quali 2,7 milioni di costi artistici, il resto riguarda costi di gestione.

L’incasso al botteghino è di 850mila euro. Ho letto che il Ponchielli avrebbe 50 dipendenti, invece sono 15, al totale si arriva contando le maschere negli orari di apertura. Purtroppo si è costretti a stabilire uscite spesso senza avere la certezza, a settembre, delle risorse in entrata». E quelle annuali nel bilancio di previsione del Comune di Cremona scendono a 800mila euro. In questi tempi di crisi è arduo difendere un euro dato al teatro se è tolto ai servizi sociali. C’è poi chi afferma che il livello culturale degli eventi (il cinema insegna) non sempre corrisponda ai finanziamenti pubblici. «Spesso la crisi è una scusa – ha risposto la Cauzzi -. Non è vero che la cultura non fa immagine, la fa ad esempio per i politici cui interessa finire sui giornali grazie all’evento. E’ una questione di scelte, però se si fanno tagli non siano in orizzontale. Non dico che voglio soldi, certo se ne buttano via parecchi. Oggi il 51% del Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo, ndr) va alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, che sono in grande difficoltà perché hanno cori ed orchestre alle dipendenze dirette. Il 49% serve per tutto il resto, tra cui noi. Cosa servirebbe? La detassazione dell’investimento in cultura del privato. Io credo molto nel rapporto pubblico-privato, spero continui così». Nell’epoca dei tagli, una speranza obbligata.

di Vanni Ranieri

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