Tassa sulle bibite gassate, il parere dei cittadini

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I provvedimenti in materia di sanità e salute pubblica, proposti dal ministro Balduzzi, oltre ai dubbi sul piano formale e legislativo hanno suscitato un animato dibattito sulla decisione di tassare «bevande analcoliche con zuccheri aggiunti e con edulcoranti, in ragione di 7,16 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato, a carico dei produttori, nonché i produttori di superalcolici in ragione di 50 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato».

Una scelta che, se venisse confermata, andrebbe sicuramente ad incidere sul costo del prodotto finale, anche se la normativa dovrebbe andare a beneficio della salute collettiva, in quanto ridurrebbe il consumo di prodotti poco sani.

Tra di cittadini che abbiamo intervistato vi sono opinioni discordi. «Il mio parere? Tutto ciò non porterà benefici, se non alle casse dello Stato» dichiara Andrea, giovane lavoratore. «Del resto, ci avevano già provato senza alcun risultato: i continui incrementi del prezzo delle sigarette non ne hanno, infatti, ridotto il consumo».

L'opinione di molti è che si tratti dell'ennesima manovra per fare cassa,  «mascherandola con un interesse per la loro salute», come sottolinea Fabio, 40enne. «Come al solito pensano solo a introitare denaro andando sul sicuro, perché sanno che la gente continuerà comunque a comprare le bibite gassate».

Il disappunto è particolarmente forte nei giovani, che sono i primi consumatori di questi prodotti. «In questi anni abbiamo visto un incremento dei costi davvero pauroso» dice Chiara, 20 anni. «Aspetto solo che tassino l'aria. Quando lo Stato diventa così invadente, mi viene seriamente voglia di cambiare paese».

«A fare ancora più rabbia è l'ipocrisia di chi governa» aggiunge Stefania. «Sono giovane e in questi anni i costi a carico delle classi sociali più deboli non hanno fatto altro che lievitare, mentre noi giovani non troviamo lavoro e non vediamo un futuro».

Per qualcuno si tratta di una "tassa" ingiusta, in quanto non colpisce in base al reddito. «Tali forme di tassazione servirebbero a rendere meno inefficiente un sistema che non riesce ad imporsi con le tasse sui redditi, ma nella realtà si rivelano misure recessive poiché gravano maggiormente su coloro che hanno minori entrate» dice Patrizia.

Prevale l'idea che l'intento del Governo di ridurre il consumo di prodotti nocivi per la salute sia destinata a fallire. «Non credo la tassazione servirà molto ad influenzare i consumi, visto che già oggi la gente compra le merendine al posto di farsi un economico panino con la marmellata» dice Matteo, 56 anni. «L'abitudine al junk food non si può eradicare alzando i prezzi; servirebbe invece un intervento di tipo educativo, che nel tempo porti a cambiare le abitudini alimentari».

«Solo con una seria propaganda a favore dell'alimentazione sana si potranno cambiare le cose» aggiunge Pamela. «Che senso ha tassare le bibite gassate perché nocive, quando poi vai nei tribunali e negli uffici pubblici e trovi i distributori automatici zeppi di prodotti decisamente insalubri? Se davvero il ministro vuole promuovere la salute, dovrebbe dare il buon esempio e far installare negli enti pubblici distributori che contengono cibi sani».

Insomma, vi sono molti dubbi sulla reale efficacia in termini di miglioramento della qualità della vita. «Secondo me, mancando una giusta educazione alla base, certe misure servono a poco, se non a niente» dice Roberta, 38 anni. «Sono anni che il prezzo delle sigarette aumenta, ma senza alcun risultato».

Molti cittadini, poi, sollevano dubbi sulla provvisorietà di queste misure. «In Italia viviamo una situazione molto particolare: tutte quelle tasse che nascono con durata limitata, alla loro scadenza diventano, magicamente, tasse fisse illimitate» ironizza Carmelo, 38 anni. «Quante volte lo abbiamo visto con le accise sulla benzina? Stiamo ancora pagando calamità naturali verificatesi oltre un secolo fa».

«Non sono in disaccordo con l'iniziativa in sé, ma con la sua finalità reale» afferma Corrado. «Se si vuole fare un percorso di educazione alla salute, magari promuovendo il consumo di prodotti locali, mi va bene, ma il Governo ha un solo intento: quello di fare cassa».

Nonostante le polemiche, i più salutisti plaudono alla scelta del Governo, e sperano che davvero possa essere una soluzione all'iperconsumo delle bibite gassate. «Sono pienamente d'accordo con il ministro» dice Letizia, 32enne. «Da sempre sono contraria alle bibite gassate, così come ai fast food. Ben vengano gli aumenti dei prezzi, magari porteranno la gente a ripiegare su bevande più sane».

Ben venga quindi la politica del rigore, se serve a migliorare lo stato di salute dei cittadini, e quindi a ridurre anche i costi sanitari nel nostro paese. «Quelle di Balduzzi sono misure che condivido in larga parte» sottolinea Giovanni. «Purtroppo per convincere le persone ad evitare certe abitudini dannose l'unica via è colpire il portafogli. E soprattutto imporre il rigore». Tanto più che, come spiega Anna, «simili tasse "salutiste" su bibite zuccherate e fumo sono in vigore in buona parte del mondo occidentale; non vedo perché non dovrebbero essere presenti anche da noi».

 di Laura Bosio

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