Privatizzazioni: «A rischio la qualità della scuola»

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I sindacati cremonesi ribadiscono il proprio «no» alle privatizzazioni dei servizi scolastici, sviluppando due questioni fondamentali: da un lato, il tema dell'esternalizzazione di alcuni servizi, dall'altro il metodo utilizzato dall'Amministrazione comunale, aspramente criticato da tutte le sigle sindacali cremonesi, Cgil, Cisl e Uil.

I sindacati confederali contestano al Comune una scelta che potrebbe minare la qualità del servizio scolastico, conosciuto oggi come un vero e proprio servizio di eccellenza. «Questo non lo diciamo solo noi, ma anche i genitori stessi, con continue manifestazioni di apprezzamento» spiega Donata Bertoletti, segretario confederale Cgil. «Questa qualità è merito, in buona parte, dei lavoratori precari: sono loro a gestire il tempo lungo, e non è giusto che siano sempre loro a pagare lo scotto dei tagli. Sono professionisti seri, laureati, per la maggior parte donne. Privatizzare significa che tali risorse un domani saranno occupate solo se le imprese private che subentreranno ne confermeranno i contratti. E sicuramente non saranno impegnati con lo stesso numero di ore attuali. I loro contratti, per di più, prevedranno uno stipendio di almeno 200 euro meno di quello che percepiscono ora, e questo non è ammissibile».

Il problema delle privatizzazioni riguarda comunque anche le famiglie, in quanto coincidono con un aumento delle tariffe, come si evince dal bilancio recentemente approvato. «Ribadiamo che le scuole comunali devono essere mantenute nell'ambito di un servizio pubblico» aggiunge Bertoletti.

«Il nostro timore è che si tratti di una scelta di tipo politico, più che economico» spiega Monica Manfredini, segretaria confederale Cisl. «Vorrebbero far passare il messaggio che i servizi devono essere pagati da chi ne usufruisce, ma la questione non è così semplice. Come sindacati abbiamo ribadito l'importanza della compartecipazione: una parte della quota deve essere a carico dell'utente in proporzione al suo reddito, mentre il resto deve essere garantito dal Comune.

C'è un altro modo per recuperare risorse, oggi, ed è attraverso una seria verifica rispetto all'effettiva situazione economica dei soggetti che dichiarano il proprio reddito Isee. I Comuni dispongono di tutti gli strumenti necessari per questo. Se il nostro Comune non sa come fare è sufficiente che chieda ai colleghi di Brescia, che già stanno agendo in questo senso. Lì hanno avuto buoni risultati, e in questo modo ognuno paga davvero secondo quelle che sono le sue possibilità. Individuando quelli che sono i "falsi poveri" si potrebbe evitare di alzare le tariffe per tutti, mettendo così in difficoltà chi non ce la fa».

Non è finita: un altro sistema ancora per reperire risorse, secondo i sindacati, è quello di reinternalizzare la gestione delle case comunali, affidata all’Aler. «Un'operazione costata alle casse comunali, più di 400.000 euro a cui si aggiunge il distacco di un dipendente presso l’Agenzia regionale» spiega Bertoletti. «Il recupero di queste risorse consentirebbe di dedicare il prossimo anno ad una seria riorganizzazione delle scuole. E' assurdo pensare di privatizzare servizi che sono vere e proprie eccellenze. Così come è assurdo puntare tutto sugli incrementi dei costi, sulle privatizzazioni e sull'incremento di Imu e Irpef».

Ma non sono solo le scelte che si contestano al Comune di Cremona, bensì anche il metodo. «Siamo disponibili a partecipare alla negoziazione, ma solo a patto che il confronto sia paritario» dice Bertoletti. «Questo significa che dobbiamo avere tutti i dati alla mano. Invece questo non c'è stato, fino ad ora. Le modalità di confronto tra le parti devono rispettare le regole fissate reciprocamente.

Se dalle risposte che il Sindaco fornisce, emerge chiaro il suo convincimento dell’importanza del confronto con le parti sociali, risulta altrettanto evidente che non è ancora patrimonio comune di tutti gli assessori e dei dirigenti del Comune. Non viene percepita la differenza tra semplice informazione e confronto reale tra le parti.

Nel corso dell'ultimo incontro in Comune, gli amministratori ci hanno promesso di farci avere tutto il materiale in questi giorni, e ci hanno chiesto di fargli le nostre considerazione entro il 16 luglio».

Nel frattempo, però, l’Amministrazione ha già contattato le imprese sociali del territorio ed ha già avviato la procedura di negoziazione per l’affidamento del servizio. «Un metodo per noi inaccettabile» sottolineano i sindacati. «Il confronto vero tra le parti prevede blocchi di partenza uguali, informazioni corrette e trasparenti per rendere praticabile la strada della verifica tra diverse soluzioni».

Il sindacato convocherà a breve l’assemblea del personale per informare sul percorso e per recepire ulteriori contributi sulla proposta già abbozzata all’Amministrazione.

di Laura Bosio

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