Discesa con Cremonasotteranea nel ventre dell'antica chiesa di San Francesco (Vecchio Ospedale)

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La speleologia urbana cremonese si è arricchita di un nuovo emozionante capitolo con l’ennesima immersione nelle profondità ctonie del sottosuolo cittadino da parte del pool di Cremonasotterranea. Sotto la guida dell’ex geometra Aem Annibale Zanetti, dall’architetto Saba Rivaroli, fondatori del gruppo assieme agli altri membri dell’associazione, nella mattinata di sabato abbiamo compiuto il periplo dei locali sotterranei dell’ex chiesa di San Francesco e sede dell'annesso convento dei frati Minori. Complesso trasformato poi in ingresso ed infermeria dell’Ospedale Maggiore nel 1777 su progetto dell’architetto Faustino Rodi, quando l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria stabilì che tutti gli ospedali della città dovessero essere riuniti in un unico complesso integrato all’Ospedale di S. Maria della Pietà.
Attraverso una scalinata (rivolta verso piazza San Giovanni XXIII) nel cortile interno della struttura, si accede immediatamente al cantinato sotterraneo (si veda il tracciato sulla mappa a fianco). Voltando a sinistra (quindi volgendosi verso via Foppone), dopo un breve corridoio di pochi metri, si entra sul fondo del lungo corpo longitudinale dell’antica chiesa ripartito in tre navate, dove ancora si può scorgere ciò che resta dei pilastri di sostegno della primitiva struttura religiosa, costruita intorno al 1290 su progetto degli architetti Andrea Nascimbene e Orazio Calzolaro e con il contributo di innumerevoli cittadini cremonesi («con limosine abbondantissime del Pubblico e dei Cittadini», scrive Flaminio di Parma nelle sue Memorie storiche).
A sinistra (verso gli absidi) le navate appaiono sbarrate da una muratura, quindi procediamo in direzione dell’ingresso di piazza San Giovanni XXIII lungo il tracciato dell’antica navata meridionale (ovvero dalla parte di via Foppone). Lo spazio è “compresso” tra le basse volte, secondo le fonti parte del progetto settecentesco del Rodi, e un pavimento quasi interamente in terra battuta, tranne una sezione ancora ricoperta da mattoni nella parte occidentale del corpo longitudinale, che verosimilmente potrebbe costituire un residuo dell’antica pavimentazione duecentesca.
Circa a metà della navata, sull’estrema parete meridionale, spunta un complesso, ora murato, composto da quattro colonne cilindriche in mattoni di cotto che poggiano su una sorta di balaustra a prima vista costruita in marmo. Che si tratti di una possibile struttura di separazione tra la navata e i resti ipogei delle antiche cappelle gentilizie che sino al settecento sorgevano proprio sul fianco della navata laterale di via del Foppone? La risposta è una delle tante al vaglio dei membri dell’associazione.
Giungiamo nello spazio sottostante il pavimento dell’atrio d’ingresso all’Ospedale, alla base del quale è ancora possibile percorrere un tratto del corridoio trasversale che corre proprio sotto la strada nel punto dove si trova l’arcata d’accesso da via Foppone alla piazza: unico elemento di collegamento tra l’area ospedaliera ricavata dalla chiesa e il vecchio Ospedale di S. Maria della Pietà, sotto l’arcata ad occidente della cappella della Beata Vergine. Proseguendo per lo stesso corridoio verso via Gioconda c’è anche il tempo per una sosta al locale del vecchio montacarichi dell’Ospedale (all’incirca nei pressi dell’attuale edicola). Fu in questa piccola stanza che il pomeriggio di Ferragosto del 1979 si consumò un terribile fatto di cronaca nera, ancora vivo nella memoria di molti cremonesi: l’omicidio del piccolo Luca Antoniazzi. Il bimbo di soli otto anni, soffocato e gettato dall’assassino nella piccola stanza, venne ritrovato pochi giorni dopo dai cani-poliziotto.
Concludiamo il periplo del sotterraneo accedendo dallo spazio sotto il portale al cantinato sottostante quelli che furono gli spazi occupati dall’ex convento dei Minori, poi divenuti padiglioni dell’ospedale, e riemergendo di nuovo per la scala all’interno del cortile.

LA CHIESA ORIGINARIA E LE SUE MODIFICAZIONI
Dopo successive modifiche susseguitesi nell’arco dei secoli, poco o nulla rimane visibile degli elementi architettonici dell’ex chiesa di San Francesco. A cambiare interamente volto alla struttura furono i progetti di riqualificazione firmati dall’architetto Faustino Rodi, con i quali la chiesa ed il convento, denudati degli ornamenti e del patrimonio artistico, vennero adattati a infermeria e padiglioni dell’Ospedale, rimuovendo molte delle strutture originarie o inglobandole in nuove opere di muratura. A cominciare dalla scomparsa dei numerosi altari (di S. Francesco, S. Giustina, SS. Filippo e Giacomo o S. Ludovico), alcuni commissionati da da nobili famiglie cremonesi ed ora dispersi o andati distrutti, come anche le cappelle a ridosso della navata verso via Foppone, demolite nel 1777.
La facciata, ricostruita nel ‘600 in stile barocco, doveva presentare originariamente la “classica” struttura “a capanna”, con spioventi spezzati. «Perché potesse ventilare l’aria» poi, il pavimento venne alzato di circa un metro («due braccia»), sostenuto dalle volte ancora visibili nel cantinato, anche se ancora è incerto quale fosse la sua altezza precedente, alla determinazione della quale potrebbe concorrere la pavimentazione arcaica nella sezione occidentale delle navate. Il complesso a tre absidi (il coro e i due bracci del transetto) che si può ammirare dalla parte di via Stenico risale, secondo alcune fonti storiografiche, a non prima del 1490, realizzato da Bernardino di Lera e Santino del Muzio su commissione del cavalier Eliseo Raimondo. E a quell’ampliamento è possibile risalga anche la costruzione delle volte a crociera (la primitiva copertura romanica doveva essere infatti a capriate in legno, come dettava lo statuto dell’Ordine). Alla costruzione delle volte potrebbe essere connessa anche la modifica dei pilastri. Secondo la testimonianza dell’illustre studioso cremonese Don Illemo Camelli, l’ultimo che riuscì a vedere gli originali, la primitiva costruzione duecentesca era sostenuta da «pilastrini esagonali di circa 60 centimetri ed altissimi», ai cui lati fu aggiunto «un semitondo» alla fine del XV sec., sino alla trasformazione in pilastri rettangolari avvenuta nel XVII sec. ed alla loro totale incorporazione nei muri dopo l’abbattimento delle navate laterali nel 1925: periodo al quale risale anche la suddivisione in tre piani, senza la quale la chiesa, sprovvista dei sostegni ai fianchi, si sarebbe aperta in due. Al Museo Civico sono conservati alcuni affreschi che adornavano le colonne, provvidenzialmente staccati da Don Camelli prima che venissero murati assieme ai pilastri: ultimo vestigio tangibile di un’opera grandiosa che, fin dalle origini, dovette restare impressa nel cuore dei cremonesi per la sua nobile e maestosa semplicità.

I FRATI MINORI A CREMONA: UNA PRESENZA VIVA E TANGIBILE NELLA STORIA DELLA CITTA’
La presenza francescana a Cremona è attestata sin dalla prima metà del XIII secolo. Un piccolo gruppo del ramo dei “Conventuali” era originariamente “domiciliato” in alcune abitazioni fuori dalle mura (extra moenia), vicino alla chiesa domenicana di San Guglielmo (nei pressi dell’antica porta Tintoria), nel punto in cui la Cremonella (allora scoperta) entrava in città (circa alla fine di via Aselli): sobborgo assai attivo nelle attività artigianali, come ancora ci ricorda la toponomastica, dai tintori di tessuti e lana ai conciatori di pelli. Lo spostamento del gruppo dentro le mura, grazie alla lauta generosità dei cremonesi, viene collocato dalle fonti attorno al 1230, quando nelle cronache si parla dell’edificazione di una prima chiesa francescana eretta nella parrocchia della chiesetta di Santa Maria in Orto (nei pressi dell’omonima porta - poi scomparsa - all’imbocco di via S. Antonio del Fuoco) e di possedimenti nella vicinia di S. Tommaso. Fu forse attorno al 1290, come scrive lo storico Flaminio di Parma nelle Memorie storiche, che venne finalmente concesso il nuovo sito ed allestito il grande cantiere della chiesa il cui maestoso aspetto si può ancor oggi in parte ammirare. Chiesa che venne ultimata con estrema rapidità, dato che nel 1298 doveva essere già persino arredata. Con la soppressione degli ordini religiosi da parte di Maria Teresa nel 1777 e la trasformazione in Ospedale infine, i Minori furono costretti ad abbandonare la loro chiesa ed il convento, traslocando nella chiesa dei Santi Pietro e Marcellino.

di Michele Scolari
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