Volontari tra i terremotati: «Cerchiamo di dare calore umano»

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In risposta all'emergenza umanitaria dei territori emiliani colpiti dal sisma, associazioni volontarie di tutta Italia hanno messo in moto la macchina degli aiuti ed allestito campi per accogliere gli oltre quindicimila sfollati. Molti gruppi di volontari stanno raggiungendo in questi giorni l'area terremotata anche da Cremona; i primi hanno già fatto ritorno in città. Abbiamo intervistato un volontario che nei giorni scorsi si è recato nei luoghi colpiti dal terremoto: è Gianluca Galli che ci racconta la sua esperienza. Gianluca ha raggiunto e si è aggregato al campo allestito nel Ferrarese organizzato dal corpo di protezione civile “La Salamandra”  di CasaPound Italia.

Quando è partito e dove si trova esattamente?

Sono partito da Cremona, insieme ad altri volontari,  mercoledì 6 giugno e ho raggiunto la destinazione alla quale ero stato assegnato, Pilastri, che è una frazione di Bandeno in provincia di Ferrara. Abbiamo sistemato gli sfollati nella palestra, che poteva contenere circa 150 persone».

Che situazione ha trovato al suo arrivo?

«Alcuni edifici sono crollati completamente, i vigili del fuoco stanno provvedendo a controllare le case rimaste in piedi per verificare la stabilità delle strutture. Buona parte della popolazione adesso occupa la tendopoli allestita già da alcuni giorni. Altri hanno scelto di dormire in roulotte o in tenda, e hanno creato dei campi spontanei ai quali viene comunque fornita tutta l’assistenza necessaria.  Sono andato  a Mirandola, nel modenese, sono rimasto impressionato dai danni del terremoto: il centro storico è stato completamente chiuso».

Quali compiti le sono stati assegnati?

«Fondamentale è l'assistenza morale alle persone: all'interno del campo è assolutamente vietato parlare di terremoto. Quello che stanno facendo i giornalisti, segnalando ogni minima scossa, è sbagliato perché crea il panico. Per questo è vietato, all'interno del campo, l'ingresso di fotografi e giornalisti. Cerchiamo di tranquillizzare la gente, far sentire loro il calore umano, non farle sentire sole e abbandonate.  Distribuivo pasti caldi, grazie al lavoro di uno staff di cuoche che preparano il cibo per circa un centinaio di persone, apparecchiavo i tavoli, cercando di ricreare per quanto possibile un'atmosfera rilassata, infondendo, per quanto possibile, allegria. Fornivo anche assistenza notturna, facevamo turni di un'ora. Al centro arrivano i beni di prima necessità che poi vengono smistati anche in altri campi; il primo giorno, ad esempio, mi sono occupato dell'inventario. Ho aiutato, insieme agli altri, a rifare i letti, pulire i bagni, le docce e gli spogliatoi. Tra i compiti svolti con gli altri volontari mi sono occupato di portare assistenza  nei campi spontanei, cercando, però, di convincere le persone che abitano in zone isolate a andare nei campi organizzati e attrezzati».

Come funziona precisamente il campo?

«Gli ospiti devono essere registrati e le generalità devono essere comunicate al Comune, per monitorare la situazione. Chi mangia al campo si ferma poi anche a dormire, ma molti si rivolgono anche solo per avere del cibo da portare a casa o negli accampamenti spontanei. Altri arrivano per farsi visitare: è attiva, infatti, una infermeria con due medici volontari e una infermiera, che collaborano con una dottoressa del posto. Una persona incaricata dal Comune si occupa invece di lavare gli ospiti anziani».

Qual è attualmente l'umore della popolazione locale?

«C'è ancora molta paura, del resto le scosse continuano a susseguirsi; ma anche rabbia e rassegnazione; ognuno poi di fronte a una calamità del genere reagisce a modo proprio. E’ per questo che si cerca di ricostruire una quotidianità, vengono organizzati momenti di intrattenimento per i bambini. Uno degli ospiti si sta adoperando per portare il proprio televisore e seguire gli europei di calcio, alcune farmacie e supermercati restano aperti. Con la popolazione si è instaurata una buonissima interazione; le persone si mostrano molto riconoscenti. L'affetto e la riconoscenza delle persone ha reso la mia esperienza ancor più positiva, ci sentiamo anche noi parte di una comunità. E’ questa la cosa che gratifica di più. In futuro tornerò per dare il mio aiuto, con piacere».

di Martina Pugno

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