Anche la Pianura Padana è a rischio sisma

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La terra ha tremato ancora, a distanza di pochi mesi dal terremoto di gennaio: due eventi con la stessa origine ma, secondo gli esperti, diversi per come si sono manifestati. Quest'ultimo, infatti, ha avuto origine a una profondità decisamente inferiore; per questo non solo si è avvertito su una superficie più estesa, ma è stato devastante, provocando morti, oltre a ingenti danni al patrimonio artistico e abitativo.

Le scosse si sono avvertite anche in area cremonese con una certa intensità, tanto da portare tutta la provincia a un brusco risveglio. In molti si sono riversati in strada, perché nella Bassa Padana i terremoti sono un fenomeno talmente raro da fare molta paura, quando si verificano. Così, magari qualcuno parla della fine del mondo, calendario Maya alla mano, e qualcuno è sanamente scettico. Ma una parola vera arriva, come sempre, dalla scienza: le cose stanno cambiando, per la Pianura Padana, che da sempre viene ritenuta zona non sismica. Oggi, in questi territori, sono iniziati spostamenti di zolle che per millenni hanno accumulato energia, e che ora la stanno liberando. In particolare, la causa di queste scosse sta in due fenomeni: da un lato, lo scontro tra la placca africana della crosta terrestre e quella europea; dall'altro, si sta verificando una spinta da parte della catena montuosa degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, che ha prodotto una faglia lunga all’incirca quaranta chilometri.

Ne abbiamo parlato con Massimo Cocco, dirigente di ricerca dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).

Può parlarci dell'origine di queste scosse, che colpiscono proprio il cuore della Valle Padana?

«La spinta degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, ha prodotto una faglia lunga una quarantina di chilometri tagliando la Val Padana tra est e ovest, fra Ferrara e Modena, e scuotendola vigorosamente. Di queste scosse, che sono state numerosissime, alcune hanno avuto una magnitudo tale da provocare danni e vittime. Del resto, già nei secoli passati quelle aree erano state interessate da eventi sismici di simile grado».

Si era abituati a credere che i territori della Pianura Padana fossero relativamente tranquilli, invece ora sembra che tutto  sia cambiato...

«In realtà questa zona non era mai stata neppure considerata nella compilazione della mappa del pericolo sismico, fino al 2003. Dunque prima di quella data non ci si è mai preoccupati di costruire secondo criteri antisismici. Tuttavia gli eventi accaduti hanno costretto a una revisione, ponendola all'improvviso nella classifica del pericolo nella terza categoria; vale a dire medio-bassa».

Questo vale anche per il territorio cremonese?

«Ovviamente esso risente della situazione dei territori vicini, per quanto comunque il rischio sismico sia inferiore. Si tratta di territori in cui per millenni il movimento delle placche ha generato un accumulo di energia, che ora, con questi sismi, viene rilasciata. Del resto non c'è nulla di sorprendente: tutto rientrava nel quadro conosciuto del territorio e anche un sisma lievemente superiore al passato, intorno al sesto grado della scala Richter, era ritenuto prevedibile. Conta molto anche la profondità: queste scosse hanno avuto un ipocentro inferiore ai dieci chilometri di profondità, e da questo dipende il fatto che si sia avvertito con tale intensità anche in territorio cremonese, con relativi danni strutturali. Peraltro, la Pianura Padana è ricoperta da uno spesso strato di sedimenti e questo tipo di suolo genera degli effetti di amplificazione che si distribuiscono nel territorio».

Cosa ci dobbiamo aspettare, alla luce di questi fatti, nel prossimo futuro?

«Non dovremo più stupirci di terremoti intorno al quinto o sesto grado della scala Richter. Come ho detto, sapevamo che prima o poi questa energia si sarebbe liberata. Ci aspettiamo quindi che la Pianura Padana continui a sussultare, alternando scosse di bassa intensità con altre che, purtroppo, potranno essere pari a quella di sabato notte. Troppo spesso dimentichiamo che viviamo in un Paese altamente sismico. Del resto, i terremoti fanno parte dei normali fenomeni della natura. Siamo noi che dobbiamo imparare a convivere con tali fenomeni, tutelando il nostro patrimonio abitativo. Servirebbe una seria programmazione di interventi per la messa in sicurezza degli edifici, sia da parte dei privati che dello Stato».

 di Laura Bosio

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